E proprio per questa somiglianza il naturalista Linneo, ispirandosi alle spoglie dei vinti, cioè elmi e scudi, coniò il loro nome scientifico traendolo dal greco trópaion, “trofeo”.
Il tropeolo incanta per i suoi colori che vanno dal giallo, all’arancio, al rosso, e per quel suo caratteristico calice dotato di un lungo sperone.
Grazie al sottile profumo lievemente mielato che emana, è l’emblema della dolce vittoria.
La camelia dalla leggiadra bellezza
Pianta dai fiori bellissimi, la camelia è però senza odore.
Marie Duplessis, la sfortunata amante di Alexandre Dumas figlio e da lui immortalata come Marguerite Gautier in La Signora dalle Camelie, ne fece il suo fiore, non potendo, a causa del mal sottile, sopportare alcun profumo floreale.
La camelia, importata nel Settecento dal Giappone, dove era coltivata da secoli dal missionario gesuita George Joseph Kamel, ebbe nell’Ottocento un riscontro eccezionale, con l’Italia in testa alla produzione mondiale: le donne amavano appuntarla alla scollatura dei vestiti, gli uomini la portavano all’occhiello della giacca.
Fiore meraviglioso, la camelia non poteva che assurgere a simbolo della bellezza.
La butea, pianta di fuoco
La Butea frondosa appartiene alla famiglia delle Leguminose.
Proviene dall’India centrale e vive il suo momento migliore col sopraggiungere dei primi caldi, quando la pianta diviene di “fuoco”, grazie a quell’esplosione di fiori arancio e vermigli che contrastano con il verde delle foglie e l’ocra della terra.
L’albero, che in indi è chiamato dhak, è consacrato alla Luna. Una leggenda vuole che sia nato dalle spoglie di un falco, bagnato dagli dei con il loro nettare, il soma, che rende immortali.
Per la forma dei suoi fiori, che ricordano il becco di un uccello, la pianta della butea da noi è conosciuta anche come “albero pappagallo”. In India è il simbolo della fecondità.
Sollievo dalla farfara
“Farfara” e “tossilaggine” sono i nomi più usati per indicare la Tussilago farfara, un’erba della famiglia delle Asteracee comune in tutta Italia.
Il nome del genere Tussilago deriva dai termini latini tussis, che significa “tosse”, e ago, che vuol dire “caccio”, con evidente riferimento all’impiego della pianta come rimedio contro la tosse.
La farfara è un’erba dall’aspetto piuttosto dimesso, il cui fiore compare per primo, e solo dopo la fioritura spuntano le grandi e rotonde foglie dentellate.
La farfara è un rimedio contro l’asma e le affezioni broncopolmonari: forse per questo è ritenuta il simbolo del sollievo.
La rosa damascena, fiore radioso
Le
rose damascene adornavano i celebri giardini di Persia, ma vi sono
testimonianze che fossero in coltura già 1000 anni prima di Cristo,
nelle isole di Samo e di Rodi, dove erano riservate al culto di
Afrodite.
Erodoto ci testimonia che le rose damascene erano presenti nei giardini di re Mida di Frigia, “così soavi che nessuna altra poteva essere al loro pari per bellezza e fragranza”.
Dalle parole di Plinio il Vecchio sappiamo che ghirlande di questi magnifici fiori addobbavano mense ed erano… tappeto per i delicati piedi degli imperatori.
Per i suoi petali rosati la rosa damascena simboleggia il colorito di un volto radioso.
Nessun commento:
Posta un commento